La storia e l'attualità del Gruppo Capoeira Angola Palmares del prof. Paahppi in Italia...più precisamente in Toscana!

lunedì, gennaio 29, 2007

Sì vabbè...facile così!


Sì vabbè facile così! E gli Appennini in inverno con la neve per andare ad allenarci? E la ricerca affannosa degli spazi e della gente? E la speranza di avere quella capoeira a meno di 150Km?
Ad esempio, se a settembre 2003 allo stage di Mestre Nô c’ero stata da sola, godendo da sola dell’illuminazione di Pai Mei, allo stage di Mestre Làzaro del 2004 ci presentammo in 2…
Io da piccina avevo un Cicciobello negro. Adoravo quel bambolotto perché era figo e aveva l’espressione dolce. Ebbene, ce lo ritrovammo davanti, il bambolotto: solo che era enorme, ben pasciuto e con il berretto all’indietro.
Abituate a negri palestratissimi e accigliati ci trovammo spiazzate.
Credo sia stato quello il momento in cui abbiamo capito che era esattamente uno così che ci serviva.
Inutile dire che lo stage fu esorbitante, anche da fuori visto che il mio ginocchio aveva dato forfait dopo i primi minuti.
Quella specie di antistress umano si rivelò peraltro una macchina da guerra con un senso dell’umorismo splendidamente cinico in roda. Insomma giusto per vedere la sua faccia sorridente si accettava anche con piacere il massacro in corso.
Venimmo via da Bologna esauste e un po’ tristi per dover lasciare tutto quello oltre gli Appennini

mercoledì, gennaio 24, 2007

Il grande incontro

Un freddo assassino. Partiamo con la fu Palmobile in triade d'attacco Pitù-Veronica-Jolly su un Appennino innevato in pilota automatico. Direzione Bologna. Goal: Ginga-è-Bell.
Un Ginga è Bell carico di attesa... Attesa per colui di cui tanto avevamo sentito parlare, per cui tanto sudore avevamo versato, su cui tante speranze erano state riposte.
E' sufficiente la suspence?
Ok
Attesa per l'entrata in scena di Paahppi.

Arriviamo in Piazza Maggiore e ci agghindiamo da babbinatali. Berimbaus in postazione e inizia la roda. Io, ancora in preda a ansia e vergogna da cambio di stile, mi faccio una forza disumana e abbozzo un primo gioco con Veronica che forse non esce neanche troppo male (per fortuna non ci sono video e quindi lascio che la trasfigurazione nella memoria me lo faccia ricordare tale). Giocano tutti, giochiamo una ventina di minuti, ma della guest star nemmeno l'ombra. Non ci avrà mica dato buca, eh? Il nervosismo sale.
A un certo punto ti vedo uno in jeans, maglione e cappellino bianco da sci (T_esterna=0 °C) che spezza l'aria a grandi falcate, supera il pubblico, taglia la roda e zaaaaaaaaac compra il gioco.
Scambio eloquente di sguardi Jolly-Pitù, entrambe fissiamo Veronica che mette su quella sua aria da "io so e voi no, comunque, sì, è lui!", secondo scambio di sguardi Jolly-Pitù in stile "pronte per l'analisi a raggi X" e sei occhi puntati sul cappellino da sci.
Primo gioco, secondo gioco, terzo gioco... non mi ricordo quanto cavolo ha giocato ma mi ricordo di aver distintamente pensato "Oh che è, questo non si stanca?" Beata innocenza!

Finisce la roda, applausi, baci, abbracci, presentazioni.
"Paahppi"
"Pitù, benvenuto!"
Sintetici, essenziali. Il modus-operandi del nostro rapporto si è creato quel giorno.

Ce ne torniamo a Firenze alla volta della festa di laurea di un altro elemento niente male, la Pititinga.
Vin brulè al mercatino di Natale a Montagnola "Che ti devo dire Vero, non siamo mica poi cascati tanto male!"

sabato, ottobre 14, 2006

Mica ti andrai a allenare a Bologna?!?!?!

“Mica ti andrai a allenare a Bologna?!?!?!” mi disse un venerdì mattina di fine ottobre una mia collega quando le annunciai che la sera mi sarei fatta un’ora di appennino in cambio di un’ora di aula di capoeira.
“Sieeee, ti immagini! Lo faccio solo per far contenta la Veronica, che da un mese mi stressa l’anima perché vada a conoscere questo benedetto professore bolognese” fu la mia scettica risposta quella mattina alla macchinetta del caffè del Polo Scientifico dell’Università di Firenze.

Mai più ho così a pieno apprezzato il senso del detto ‘Le ultime parole famose’.

Partimmo al suono di Guccini, io e lei, alla volta di Modena, su una strada fisicamente assai ghiacciata e metaforicamente senza ritorno.

Quanto mi piace ricordare quella sera. Iniziammo la lezione con un lunghissimo riscaldamento a cui mi ero del tutto disabituata e continuammo con l’aula di capoeira: au, au agulha, bananeira, macaco.
“Se questo riesce a insegnarmi il macaco ti giuro, Vero, che divento Palmares”. Poi fu la volta della queixada e della meia lua di compasso di fronte alla sedia. A fine lezione, andammo a Bologna dove gli altri avevano appena finito una roda. Ciò che ricordo meglio, apparte il freddo assassino di quella notte, è il meraviglioso porta-berimbau all’uncinetto di Mattia.

Sono passati tre anni e parecchia acqua sotto i ponti. Il macaco ancora non mi viene per bene, ma quella maglia non l’abbandono più.

mercoledì, agosto 02, 2006

l'inizio (mooooolto casuale) della svolta


Nel frattempo io mi ero iscritta ad una mailing list che all'epoca contava poco più di una decina di iscritti e che oggi ne conta più di 500.
Vi conobbi per puro caso, e grazie alla mia nota vis polemica (che ai tempi era assai più accesa di oggi), un tale Federico che si diceva rappresentante di un tal gruppo capoeira angola palmares a bologna.
Dopo varie chiacchiere capoeiristiche mi decisi ad andare a travare il gruppo bolognese accompagnata dal fido Maru, anch'egli curioso di conoscere gente nuova, entrambi attaccati disperatamente alla speranza che nel mondo esistesse qualcosa di diverso.
La cosa che ci conquistò fu il fatto che, in effetti - oltre ad esserci un gran bel clima tra le persone che (ohhh!) parevano divertirsi senza tante menate - quei ragazzi GIOCAVANO a capoeira, interagivano tra di loro in modo sensato e mediamente "pericoloso".
Pensai semplicemente " beh, non so cos'è ma so che voglio farlo anche io!"

Fu l'inizio della svolta e, credo, il momento in cui - senza saperlo - le cose stavano cominiciando a sfuggirmi di mano...

quando i tempi erano duri...anzi durissimi!


L'inizio di questa specie di telenovela si perde nella notte dei tempi. Per un caso strano incontrammo la capoeira rimanendone rapiti.
All'epoca (si parla dell'ormai lontano 1999/2000) a Firenze non c'era molta scelta. La capoeira presente era quella che oggi chiamano "capoeira contemporanea" per indicare una specie di frullato di avanzi di regional e ispirazioni circensi. (la foto è volutamente pessima così non mi denunciano ;-)
Ma in un modo o nell'altro, la capoeira, manteneva la propria magia, forse abituata fin dalle proprie origini a sopravvivere anche nelle situazioni più ostili. Fu così che, quando comprendemmo che quello che stavamo facendo era per lo più insensato, per lo più dannoso per la salute e oltremodo scomodo per l'ambiente che lo circondava, pur nel desiderio di cavarsi dai cosiddetti non riuscimmo a staccarcene totalmente.

E fu in quel tempo che iniziò il nostro travaglio. Tentammo esprimere i nostri disagi all'interno del gruppo in cui avevamo cominciato con lo stesso successo che può ottenere chiunque si metta in testa di spiegare Kant ad un rinoceronte.
Così tra un pianto e un lamento ne venimmo fuori, con i migliori propositi...chi di tornare a far danza, chi di iscriversi in piscina, chi di provare con l'aikido. Rimaneva, però, un'inspiegabile senso di vuoto e di insoddisfazione. Chissà magari c'avevano drogati e noi non lo sapevamo...
Tentammo di trovare uno spazio nel lamentabile proposito di allenarsi per lo meno tra noi.
Il primo spazio che ci venne concesso fu all'interno del centro sociale CPA in via di Villamagna. La "palestra" sporca e fredda cominciò a popolarsi di curiosi che volevano provare. Per la prima volta ci trovamo davanti al problema morale di insegnare qualcosa a qualcuno, consci di non esserne assolutamente in grado.
Il problema si risolse naturalmente visto che non passò molto tempo che apparve dal niente un professore di capoeira. O almeno così si presentava lui. Il clima che ne venne fuori era quanto di più lontano dalle nostre esigenze, sia come stile che ci veniva proposto, sia per la maglietta che il suddetto professore stava già tentando di far indossare a tutti quanti, sia per la qualità degli allenamenti che davvero era deplorevole.
Ovviamente ci trovammo ad essere gli unici a protestare, visto che gli altri, i "nuovi" l'unico confronto che avevano era con noi e quindi comprensibilmente trovavano il suddetto prof. più adeguato.
Ce ne andammo e la voglia di smettere era sempre più forte almeno quanto inutile.
Tormentati cercavamo ogni possibile assaggino di capoeira, pur di non restarne totalmente alieni.
Tra l'altro all'interno del gruppettino di "fuoriusciti" s'erano iniziati a proporre problemi di relazione e di lideranza con malumori che affliggevano alcuni, intemperanze d'altri e genericamente un gran giramento di palle. Tanto più che la maggior parte di noi sapeva ciò che NON voleva ma ignorava il corrispondente positivo
L'avventura sembrava destinata a concludersi in modo piuttosto triste e già alcuni tra noi iniziavano a rimpiangere la condizione iniziale secondo la saggezza popolare "meglio che niente..."

Capoeira Angola Palmares a Firenze, Pisa, Pistoia...


Due anni fa nessuno ci avrebbe creduto davvero, e invece...
...e invece a Firenze c'è oggi un bel gruppo di capoeira angola, con uno straordinario Prof. e con un lavoro cosciente e serio che già inizia a mettere fuori il capino e ad essere strutturato!
Questo blog vuole essere uno spazio in cui sarà ripercorsa la storia del gruppo e dove verranno accompagnate le recenti avventure.

Con questo, benvenuti e buon viaggio